Ferraru
Excudo ergo Sum
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C’era una volta un motore sporco d’olio...
Dell’insulso meccanico che gonfiava le fatture a spese dei suoi clienti non era rimasto nulla dopo la servitù presso la Grande Macchina. Al suo ritorno, il disgusto della vita che avrebbe potuto vivere era troppo. La sua vecchia officina era ormai un nodo di scambio per coca e proiettili contrabbandati dentro pezzi di ricambio. Decise di fare la cosa giusta: distruggere tutto ciò che non gli apparteneva più e ricominciare da zero; con una nuova casa, dei nuovi compagni, e un nuovo lavoro, dove poter usare quel che di buono aveva imparato ad Arcadia.
L’inferno di ingranaggi richiedeva il lavoro sincronizzato di molti perduti, e con le ire del Padrone come bastone, la fiducia reciproca era l’unica carota che valeva la pena di inseguire. Fu proprio quell’unione che usarono, e non l’espediente di uno, per fuggire. La loro prigione non sarebbe crollata su se stessa se ognuno non avesse recitato la propria parte con precisione estrema. Anche lui la sua, ora lo ricorda: quella del traditore. E quanto dolore sarebbero costate quelle vite salvate con una promessa al Padrone, non lo poteva immaginare.
Anche ora che la favella che prima usava per truffare è stata scintilla ed innesco per molte Salamandre, e che il frutto della sua Forgia ha armato molte braccia per la difesa di tutti, ora che il Fuoco stesso lo ha purgato, sarà stato anche espiato il suo peccato, ma non cancellata la sua memoria.
Il Re Forgiatore per alcuni, il Re Traditore per altri. Qualcuno dice, addirittura, un Lealista. Scelto da un patrono messo in dubbio dai suoi sudditi, e sotto il peso di una scommessa che non ha pagato. Per le sue parole la Ruota è distrutta, e né il suo fuoco né il suo ingegno sono riusciti a riforgiarla, ancora.
Quanto pesa la Corona d’Estate quando a portarla è un unico uomo.