Id / Es
La Danza tra Eros e Thanatos
CE06 · Corte d’Estate · PG · Simiglianza: Elementale
♪ Leitmotiv: Like A Prayer - Madonna
C’era una volta un bellissimo femminiello…
Es era la fulgida stella, ed i vicoli di San Biagio dei Librai, tra chiese e lupanari, erano il suo palcoscenico.
Tra botteghe maleodoranti e piazze illuminate da lampioni, si muoveva come una cicala lucente, cantando e indossando altre pelli per poter esistere. La vita non gli aveva mai concesso pietà: angherie, scherni crudeli, spintoni e aggressioni. Una volta, quando un gruppo di mentecatti lo assalì, rispose pan per focaccia lasciando dietro di sé segni di coraggio e ferite di unghiate su chi aveva tentato di instillargli la paura di vivere. Il rapimento arrivò come un urlo improvviso, strappandolo al mondo umano nel silenzio di uno di quei palcoscenici, senza spettatori. La prigionia non fu mai quieta: il corpo veniva dilaniato e rimodellato da metamorfosi continue, ossa che si piegavano, carne che ribolliva, membra che si allungavano o si ritraevano. Dolore, paura e perdita erano la sua costante. Ogni giorno era un esercizio di sopravvivenza su come accettare continuamente il suo corpo, un supplizio a cui era già stato abituato. Finché un giorno l’interesse del suo Carceriere finalmente scemò. E fu abbandonato… e libera. Reimpastata come argilla. Terra e carbone. Talvolta braci, fratture vermiglie come trucchi di scena.
Oggi Id è un Oplita, ed il suo corpo racconta di dolore e della resilienza, le cui cicatrici che squarciano il buio non sono che un prodromo di quelle che cela dentro sé. La sua fedeltà alla Corte è totale, ma la ferrea certezza che nulla possa fermarla lo ha reso bramoso di guidare e comandare. Di urlare “esisto!”.
Del resto in Id convivono la teatralità dei vicoli, la crudezza della sopravvivenza e la ferocia di un guerriero nato tra scherni e battaglie quotidiane. Chi meglio di l*i può incarnare la Rabbia della Corte Cremisi? Eppure non c’è stato verso di entrare nei Segugi, né di avvicinarsi ai Ministri. “Non sei pronta”, gli ripete il Diateta.
Eppure Es non può fermarsi neppure per un istante. Altrimenti il suo corpo tornerebbe a contorcersi e mutare, e di l*i non resterebbero che cicatrici aperte e urla improvvise.