Faust / Magdalena
Lo Zolfo e il Sale
CI01 · Corte d’Inverno · PG Speciale · Simiglianza: Avvizzito · Regnante
♪ Leitmotiv: Hurt - Johnny Cash
C’era una volta una foto sbiadita…
Osservando Faust dall’alto della sua Corona d’Inverno, si nota subito la calma glaciale che impone alla corte.
La Nevica è la sua ostentazione più forte: un meccanismo perfetto e ancestrale, che egli stesso ha avuto l’ardire di aggiornare: la chiaroveggenza di un astrolabio trasformata in comandi client-server. La previsione di un profitto modellizzata dalle matrici del dolore di chi vorrà osare. Un miracolo freddo e silenzioso.
Eppure, sotto il volto immobile, arde ancora qualcosa di irrisolto. Le piaghe e le scarificazioni nascondono non solo la sofferenza della Prigionia, ma qualcosa di più recondito. Più Antico.
Non c’è spazio per l’improvvisazione: il Re misura costi e benefici di ogni manovra della Corte come un alchimista delle emozioni. La sua ossessione lo guida, invisibile ma costante, come un filo che lega il presente a un passato che nessuno osa ricordargli. Un passato in cui gli spettri si presentano a Faust come volti opachi privi di dettagli. Come file corrotti.
I wear this crown of thorns | Upon my liar’s chair | Full of broken thoughts | I cannot repair
Gli occhi del Re sfiorano i cortigiani, gli artefatti raccolti, i cammei che proteggono le memorie più preziose, eppure sembrano sempre cercare qualcosa che resta fuori dalla loro portata. Chiunque chieda sua udienza sa di star colloquiando con chi ha dovuto conquistare due volte le vette della Corte d’Inverno: prima infrangendo il cristallo della sua Nobiltà, salvo poi ritornare, una seconda volta, a tessere sapientemente il proprio destino come mai nessuno prima d’allora. I membri della Corte obbediscono, temono e rispettano, ma non conoscono quanto a fondo abbia scavato il tarlo che lo spinge sempre oltre, fin dove si sia spinto per strapparsi quel desiderio segreto dalla testa.
Faust si muove tra le stanze e i corridoi di marmo, padrone di un mondo di simmetria congelata. La sua mente, lucida e fredda come la sua creazione, torna sempre alla stessa domanda silenziosa: “Devo riportarla a casa?”