Eden / Eliseo
L’Oricalco Sprofondato
CI04 · Corte d’Inverno · PG · Simiglianza: Ogre
♪ Leitmotiv: Only The Winds - Ólafur Arnalds
C’era una volta un frutteto senza alberi…
Sono quei ricordi cristallizzati nelle foci delle memorie, creati dai pazienti a cui badava con amore, malati di Alzheimer, Parkinson o di demenza, a costituire il fragile telaio delle memorie di Eden, un bellissimo giardino ricolmo dei frutti non suoi…. “Ancora uno”, gli ordina il Fabbro, ancora una configurazione nuova da trovare per quella maledetta scatola. Ancora un ricordo non suo di cui cibarsi. Un frutto speziato, aromatico o talvolta marcio, ma sempre antico.
“Un secondo ancora, devo annotarmi quello che ci siamo detti.” sigillava tutti gli appunti degli incontri ‘di lavoro’ in un astuccio di cuoio che proteggeva con cura. Gli altri della Corte dicevano che la sua era una vera e propria mania, una forma di violenza del loro tempo. Nessuno capiva che quello era il suo modo di restare intera, di ricostruire la sua Cartagine di ricordi, distrutta e coperta di sale. I ricordi che più amava erano sbiaditi: un sorriso? Un volto? Una luce? Eden non riusciva a mettere a fuoco. E non importava quante volte, scrutando nella scatola che aveva rubato ad Arcadia nella fuga, avesse provato a ricordare. Le restavano solo foglie stropicciate e bocconi di frutta non suoi.
“Chissà qual’è il sapore del ricordo in fondo alla scatola…” La rinnovata foga dell’Inverno nello sfruttare il potenziale della Nevica le aveva fornito un’opportunità di estrarre nuovi ricordi dalla sua scatola senza rischiare di avvelenarsi. E venne spontaneo farla rapporteur di quella Wall Strett fatta di gelidi sacrifici e sguardi acuminati tra Mantelli e Tessitori. Eppure, nonostante fosse tra i principali investitori di quella tradizione spietata i suoi ricordi sembrava non emergessero mai dalla Siepe. E nel frattempo Pallidoro ed altri le fecero notare che a furia di piantare frutti ovunque, di inondare il mercato, sarebbe finita male. Fu allora che decise che avrebbe fermato il tempo, in attesa della bull decisiva. Eden si muove con attenzione, avvolta in abiti che odoravano di menta e ghiaccio. E quando qualcuno dimentica, è Eden che annota ciò che resta, che sia un nome, un’emozione o una promessa. Nelle notti più fredde, raccoglie un frutto di memoria, lo pulisce e restituisce a chi soffre il tepore di un dolce ricordo… o forse un antico dolore.