Solaire

L’Araldo di Ferro

CI06 · Corte d’Inverno · PG · Simiglianza: Elementale · Forgiatore

♪ Leitmotiv: Domani è un altro giorno – Ornella Vanoni


C’era una volta la campanella di una bottega…

Fuori c’è chiasso. Piantano l’albero della libertà. Sciocchi, la Marianna non resterà a guardare. Ecco i moschetti: liberi, uguali, fratelli – predoni. “E tu dov’eri, Solaire?” Qui nella mia bottega, reinventata a segreta galleria di trittici e pietà. Si deve salvare anche la Madonna dalla voluttà dei ladri, dalla ruggine del sangue. Dall’iradiddio. Fu allora che… Suona la campanella. Chi entra spingendosi fra gli stretti scaffali della mia nicchia in via dei Tribunali? Ah, commendatore, prego, s’accomodi! Ci ho messo un po’, ma ho trovato la moneta che cercavate. Scorre il dito sull’incisione: Franciscus II Dei Gratia Rex, scandisce il braille del tempo. Dei Gratia. “Tu te lo ricordi Dio, Solaire?” Gott Mit Uns, stava scritto sulle fibbie di ferro dei soldati. Ma al collezionare fibbie ho preferito svernare nella mia bottega. Fuori nevicano le bombe e la gente prega nei rifugi. Se me lo ricordo, Dio? L’arlecchino senza pietà che pretendeva falsi di cose mai state vere, seguendo un sadico copione: per ogni errore un nuovo pezzo di ferro nella carne. Chiedimi qualcos’altro, chiedimi di…

Di nuovo la campanella. È un vecchio amico, il vecchio Re? Un caffè per il Giudice! No, non può essere lui. Ora la Corte ha un altro, mefistofelico, Sovrano, che non ama questo ferrovecchio. Il caffè si raffredda sul bancone. Chi è entrato è un Ogre dagli occhi tristi, come quelli dell’anziano delle monete borboniche. Ci ho messo un po’, ma ecco quello che mi hai chiesto, e gli presento il mio ultimo cammeo, pronto ad accoglierne le memorie. Esce, facendo suonare la campanella.

Finalmente un po’ di silenzio. Possiamo tornare ai libri dell’Archivio delle araldiche umane e Cangianti. Dov’eravamo rimasti? Ah, le colonne di Carlo V: Plus ultra. Pensa che questo motto è di due secoli e passa più vecchio di me! “Allora i borghesucci hanno torto: non sei la ruggine più antica del mondo” ironizza la voce armoniosa di Cassandra, peccerella dalle mille domande, nata due secoli e più dopo di me. “E dove sarai, fra due secoli, Solaire?”. Dove sarò? Sempre qui. Perché è proprio qui che l’Inverno ha bisogno di me, che forgio e ricordo. Esattamente qui dove sono, nella mia bottega di ferro e cristallo.

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