Pallidoro

Il Mercurio Bianco

CI07 · Corte d’Inverno · PG Speciale · Simiglianza: Bestiale

♪ Leitmotiv: Sympathy for the Devil - Rolling Stones


C’era una volta uno scugnizzo…

Il ricordo di un ragazzo scalzo ai semafori, con le mani che odoravano di spine e benzina ogni tanto riappare.

Tra i vetri chiusi e gli sguardi voltati, offriva rose ai passanti come pegni d’amore, o di colpa. Ogni fiore aveva un senso, un linguaggio che solo lui sapeva decifrare: la rosa per la bugia, il garofano per la paura, la margherita per chi non sapeva scegliere. Dicevano fosse uno zingaro, un randagio dei margini, ma lui sapeva di essere un sacerdote di qualcosa di più antico. Non vendeva solo fiori ma opportunità. Una notte, la pioggia gli lavò via la strada dai piedi. Il profumo dei fiori marcì e si trasformò in gelo. Venne scolpito con scaglie cristalline, con vene che pulsavano di mercurio bianco, e gli insegnarono che la bellezza non serve a redimere, ma solo a possedere. Divenne un animale a sangue freddo, incapace di produrre calore.

Quando tornò, il mondo umano si era fatto immobile e sterile. Quel fluire di emozioni che intravedeva dai finestrini… ora era solo terreno. Marroncino e da toccare solo in funzione dei frutti che poteva produrre. Un campo sconfinato pronto a venir reclamato, proprio lì tra le ridenti colline del Casertano, in un giardino sempre fiorito, anche d’Inverno. E chi vi entra non sente più il calore del sole. E’ in quel luogo che Pallidoro ancora tesse opportunità in un intricato mosaico di rischi e guadagni. Ha mani sempre ruvide e un sorriso che non sboccia mai del tutto.

Il linguaggio dei fiori è il cifrario di innumerevoli veleni: compone bouquet che sussurrano segreti e promesse di morte, ogni fiore che deposita nei bouquet è un ricordo di fame, freddo e desolazione. Un seme per una Mietitura futura.

Nei corridoi gelati della Reggia i suoi passi risuonano come sonagli ferali, al cui suono i cortigiani si scostano con riverenza e timore. Nei petali che regala loro si riflette ancora il semaforo rosso del mondo da cui proviene, eterno e irraggiungibile. Tale da far gelare anche il sangue in cui li ha intinti, frutto dei suoi veleni.

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